Moncalieri, 06/12/2006

In margine al decreto Turco 2.

Nella mia nota precedente notavo che il problema droga viene affrontato prevalentemente con una visione etica astratta, spesso trascurando gli aspetti pratici della questione. Tre sono i principali e più eclatanti effetti indotti dalla diffusione del consumo di droghe: gli enormi profitti finanziari derivanti dal traffico e dallo spaccio, la grande quantità di reati commessi dai consumatori per procurarsi la "roba", gli efferati delitti commessi da spacciatori e trafficanti, all’interno o all’esterno delle stesse organizzazioni malavitose..

Questi tre effetti vengono recepiti in generale in maniera assai diversa dall’opinione pubblica.

La strabocchevole quantità di denaro che confluisce nelle mani dei trafficanti e degli spacciatori non viene percepita generalmente come un pericolo; anzi tale disponibilità finanziaria causa fenomeni di collateralismo in alcuni settori della popolazione. Si pensi, ad esempio, ai cartelli inneggianti alla mafia esposti a Palermo qualche anno fa o alle manifestazioni davanti al tribunale di New York che aveva condannato Gotti. Questi fenomeni non possono stupire oltremodo nella nostra società basata sul culto del denaro e sulla visione a breve termine. L’ammirazione verso il ricco e potente vince sulla esecrazione dei metodi per ottenere tale ricchezza e potenza negli individui e nei gruppi non dotati di forti valori morali, così come l’evidente concetto che le organizzazioni criminali in realtà impoveriscono ed avviliscono i territori in cui esse operano non riesce a fare presa su individui e gruppi che in qualche modo traggono un vantaggio immediato dalle attività criminose.

La enorme quantità di denaro in gioco è la causa maggiore dei delitti commessi nell’ambito del traffico della droga. Parecchi anni orsono, leggevo, a proposito dell’assassinio di un poliziotto in Sicilia, che la mafia aveva cambiato metodi perché non poteva più permettere a nessuno di rallentare il flusso dei suoi guadagni. In epoche precedenti la strategia mafiosa in presenza di poliziotti o giudici scomodi era stata quella di "aggiustare" il caso, cioè di agire in maniera da fare trasferire la persona scomoda o aspettare che le condizioni mutassero. In presenza di forti flussi di denaro questo iter sarebbe costato troppo in termini finanziari e quindi….. La ferocia degli assassini commessi all’interno di una banda o fra bande diverse è altresì spiegabile con la facilità e la rapidità di acquisire enormi ricchezze attraverso gli atti delittuosi .

I delitti verso rappresentanti delle istituzioni trovano un ampio risalto sui media e causano qualche volta anche forti reazioni nelle popolazioni dei luoghi dove essi vengono perpetrati, ma a livello nazionale spesso vengono sentiti come fatti in qualche modo estranei. Io stesso mi sono sentito dire, a proposito di uno di questi delitti, da persona che certamente si riteneva cittadino modello: "ma chi glielo fa fare a queste persone". Ho cercato di spiegargli, non so con quanto successo, che "quella persona" era morta anche per proteggere lui e la sua famiglia da consimili criminali, ma l’episodio dimostra come la consapevolezza che la legalità sia un fatto che tocca tutti sia lontana dal sentimento di molte persone.

Ma da dove viene questo enorme flusso di denaro che corrompe ed inquina l’economia legale? E’ evidente, dal consumatore delle droghe, che non esita a ricorrere all’atto delittuoso se non è in grado di procurarsi la droga in altro modo. E da qui i drammi all’interno delle famiglie, l’insicurezza delle città, la rovina completa e definitiva degli stessi consumatori di droghe.

La conclusione che mi viene spontanea a questo punto è che per la salvaguardia della comunità tutta, compresa quella dei "drogati", bisogna interrompere questo infernale ed enorme giro di soldi alla base, cioè impedire che il consumatore finanzi tutto il contesto criminale che lo sovrasta, liberando nel contempo il consumatore di droghe dalla necessità (in qualche caso impellente) di procurarsi denaro ad ogni costo per ottenere la "dose".

Per fare questo io non vedo che un modo: studiare dei canali alternativi attraverso i quali le persone che hanno necessità impellente di droghe possano averle senza foraggiare la criminalità. Non è una cosa semplice da mettere in piedi, ma io non vedo altro mezzo per uscire dall’attuale situazione, assolutamente tragica.

Ma il proibizionismo è utile per contenere il numero dei drogati? Rimando la risposta alla prossima puntata.

 

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