Moncalieri, 8 febbraio 2009

Tristezza e sgomento


Ho già detto qualche giorno fa che non mi piace scrivere di una vicenda che dovrebbe essere lasciata nell'ambito di un’immane, privatissima tragedia familiare; ma l’enormità di quello che è successo e che continua a succedere mi ha spinto a riesaminare l’argomento.

Per due volte in due giorni mi sono fermato dopo alcune righe ed ho cancellato ciò che avevo scritto: senso d’indignazione, di sconsolazione, ma più di tutto di profonda pena. Questa volta voglio andare fino alla fine.

Quando ho sentito le prime sparate di Berlusconi sull’argomento, pensavo che la cosa si fermasse lì, magari con un nuovo comunicato dello stesso, in cui spiegava di essere stato frainteso da una stampa dal consueto cattivo udito. Non avrei mai pensato, infatti, che in un paese con un minimo di civiltà potesse succedere quello che sta succedendo: il presidente del consiglio, in un momento tragico per la nazione, fa perdere tempo ai suoi ministri per varare un decreto, su di cui avevano espresso parere contrario tanto il capo dello stato, quanto il presidente della camera dei deputati, nonostante quest'ultimo appartenga allo stesso partito di Berlusconi.

Il decreto non ottiene la firma della presidenza e il nostro cosa fa: dice che se non può fare i decreti cambierà la Costituzione! Quindi riunisce di nuovo il consiglio, vara un disegno di legge che ricalca il decreto e annuncia che lo farà approvare in tre giorni. Alé, parlamentari marionette, il puparo muove i fili e voi obbedite! Spero proprio che non vada così e che il parlamento e i presidenti delle due camere decidano sull’argomento al momento, nei modi e nei tempi debiti.

Berlusconi evidentemente pensa che gli altri problemi della nazione possono aspettare, tanto tutto va bene e il calo del PIL non è un dramma, certamente non per lui!

E tutto questo viene fatto per disapplicare una sentenza della magistratura, avverso alla quale non è stato mosso alcun rilievo di correttezza da nessuno degli organi di controllo, sollecitati in tutte le maniere e con tutti i mezzi possibili!

A tale proposito ieri nella trasmissione radiofonica "Zapping" ho udito un giornalista mettere in dubbio l’applicabilità della sentenza, poiché nel parlamento esiste una larga maggioranza avversa a tale sentenza! D’ora in poi i magistrati sono avvisati: non è sulla base della legislazione esistente che dovranno emettere le loro sentenze, ma in base alle opinioni della maggioranza dei parlamentari. Ma, siccome è difficile per il singolo giudice consultare le assemblee parlamentari, forse è più facile chiedere a Berlusconi o ad uno dei suoi più fidi tirapiedi. Alla faccia dell’indipendenza della magistratura!

Ma quanto ho detto finora passa in secondo piano rispetto alla tristezza ed allo sgomento che mi assalgono quando penso alla vicenda attuale dei familiari di Eluana e alle azione di sciacallaggio di tutti i tipi che sono state poste in atto su quella dignitosissima famiglia, rea solo d’immensa sfortuna. Qualcuno di questi sciacalli è arrivato persino a scrivere una frase ingiuriosa nei confronti del padre sui muri della clinica in cui Eluana si trova: mi chiedo chi può pensare che costui stia agendo per motivi altamente morali. Ma anche gli antiabortisti statunitensi che uccidono in nome delle loro convinzioni ritengono di stare difendendo la moralità!

Religiosi, politici, uomini delle istituzione che intervengono a tutto tonto sull’argomento suonando la grancassa dei media non pensano all’overdose di dolore che infliggono a questa disgraziata famiglia? Perché proprio ora e per questo caso già in fase di dolorosa e sofferta conclusione tutti vogliono intervenire con estrema urgenza: non si erano mai accorti del problema?

Con forza e determinazione chiedo: lasciateli in pace! E spero che molti Italiani si uniscano a questa richiesta.

Pietro Immordino

 

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