Moncalieri, 19 febbraio 2009

Italiani

Tizio: "Come mai sei cosi seccato?" - Caio: "Sai, mi hanno ritirato la patente!" - Tizio: "Per la miseria, ma com’è potuto accadere?" - Caio: "Sai, andavo a 107 km/h sotto la sopraelevata e mi ha beccato una pattuglia mista di vigili e carabinieri." - Tizio: "Bastardi!"

Il luogo che indica Caio è un passaggio pericoloso, con limite di velocità di 50 km/h, ed il raccontino è il fedele resoconto di un colloquio fra due conoscenti occasionali.

Credo che molti di noi abbiano assistito a colloqui di questo tenore, in cui violare il codice della strada è ritenuto quasi un diritto e le sanzioni relative (nei pochi casi in cui vengono applicate) una grande ingiustizia.

Se spostiamo la nostra attenzione dal codice della strada agli obblighi fiscali il discorso non cambia: l’evasione fiscale è ritenuta da buona parte della popolazione un sano accorgimento economico. Gli Italiani che reagiscono contro questo comportamento spesso lo fanno non per un’intima convinzione morale ma per semplice invidia e risentimento, in quanto non hanno la possibilità essi stessi di evadere (per esempio, perché sono lavoratori dipendenti).

Che dire, poi, del rispetto delle norme edilizie? Tali norme sono, in larga misura, considerate solo inutili fardelli, lesive dei diritti individuali.

Questi atteggiamenti hanno molteplici concause, che certo non sono nate in questi ultimi anni, ma che non sono combattute con decisione ed a volte sono favorite dalle nostre classi dirigenti.

Ogni qualvolta in passato si è tentato di sanzionare con efficacia uno specifico comportamento di massa scorretto degli automobilisti, si è sempre trovato un cavillo legale o un inghippo di qualsiasi genere che ha impedito che l’azione venisse portata a buon fine. Ma, d’altra parte, anche l’automobilista più corretto ha forti difficoltà a rispettare le regole: segnali stradali quasi invisibili, limiti di velocità assurdi ed immotivati (chi non ha visto i 10 e persino i 5 km/h?), da ultimo i semafori "intelligenti", messi in funzione da alcuni comuni al solo scopo di far cassa, sono solo degli esempi di come sia difficile rispettare le regole di circolazione.

Parlando di tasse, persino il presidente del consiglio dei ministri ha sostenuto la liceità dell’evasione fiscale, se questa è troppo alta (ma chi deve giudicare se è troppo alta?). D’altra parte le complicazioni delle normative fiscali e la farraginosità della burocrazia rendono sgradevole e difficile pagare le tasse anche a chi non ha nessuna volontà di evaderle, dando così motivi di lamentela ai contribuenti e pretese giustificazioni morali agli evasori. E poi ci sono i condoni e l’alta probabilità di farla franca……..

Per quanto riguarda le norme edilizie, in passato parecchi amministratori locali invitavano i cittadini, più o meno apertamente, a costruire al di fuori delle regole, regole che spesso mancavano (piani regolatori varati con enormi ritardi) o che erano complicate o che venivano applicate in tempi e/o con modalità tali da scoraggiare anche coloro che avevano voglia di mettersi in regola. Ed anche qui i condoni e l’alta probabilità di farla franca!

Ho voluto accennare brevemente e superficialmente ad alcuni problemi italiani, ma in realtà questo mio scritto prende le mosse dall’annuncio delle dimissioni di Veltroni, annuncio che ho accolto con vivo dispiacere, anche se fin dall’inizio avevo avuto l’impressione che la sua avventura politica avesse poche probabilità di successo. Alcune delle cose dette da Veltroni nel suo discorso di addio mi trovano totalmente consenziente sul piano teorico, anche se non l’ho sentito esprimere con chiarezza la soluzione pratica. Soprattutto trovo molto esatto l’affermazione che un progetto vasto e difficile come quello da lui delineato con la creazione del PD avesse bisogno di tempi molto più lunghi. Avrebbe bisogno anche di una classe politica tesa a perseguire il progetto e non a ritagliarsi spazi personali sui media e spazi di potere all’interno dell’organizzazione del partito.

Accennerò brevemente alla soluzione del problema che io ho in mente. Per realizzare un progetto di cambiamento della società occorre un gruppo dirigente motivato, unito negli intendimenti, disponibile per un’azione dai tempi lunghi e dagli esiti incerti. Un gruppo così composto deve mettere in conto le sconfitte elettorali nel breve e, forse, anche nel medio termine. Il primo obiettivo di un siffatto gruppo dirigente deve essere quello di indicare attraverso l’esempio e la diffusione delle idee a tutti gli Italiani la "giusta via". Quando il Tizio della novellina iniziale non dirà più "bastardi" all’indirizzo di chi fa rispettare la legge, ma "delinquente" all’indirizzo di chi la legge viola, la situazione italiana sarà molto migliore e non ci sarà spazio per il populismo degli avventurieri politici.

Come accennavo prima bisogna agire sul lato delle coscienze, ma anche dell’efficienza organizzativa e della semplificazione normativa: leggi chiara, applicabili e fatte applicare.

E’ una strada lunga, difficile ed incerta, certo; io stesso sono stato tentato profondamente di ritenerla un’utopia irraggiungibile, ma oggi ho sentito attraverso i media una valanga di espressioni di delusioni per la crisi del PD, che certo in molti avevano immaginato molto diverso da quello che poi è diventato. Raccogliere questa delusione e trasformarla in una nuova e più efficace ventata innovatrice non è cosa impossibile per un valido gruppo dirigente, purché si finisca con i personalismi e gli individualismi (altra italian caratteristica).

Pietro Immordino

 

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