Moncalieri, 20 ottobre 2013

G&B

L'altra sera ascoltavo in tv un fedelissimo di Beppe Grillo che parlava del suo leader allo stesso modo e perfino con le stesse frasi con le quali, che so, la Carfagna e Sallustri parlano normalmente di Berlusconi. La cosa mi ha incuriosito ed ho cominciato a rifletterci sopra, trovando delle notevoli analogia nella crescita politica dei due leader.

Cominciamo dal fatto che ambedue si servono con grande capacità di mezzi di comunicazione di massa molto potenti, la tv per Silvio e il web per Beppe. I due media hanno dei target di ascolto differenti: più adatto alle nuove generazioni il web, più consono alla abitudini delle popolazione anziana la tv: bisogna pensare che questo deriva sia dall'epoca della scesa in campo dei due che dalla loro età, ma in ogni caso la padronanza dei mezzi di comunicazione è stata decisiva per la loro ascesa politica. Berlusconi ha indubbiamente possibilità finanziarie enormi, di gran lunga superiori a quelle del suo antagonista, ma neppure Grillo è un poveraccio che debba fare i conti con le necessità quotidiane. Inoltre se B. possiede le tv, Grillo ha fatto del suo partito (pardon, movimento - ma qual'è la differenza?) una sua proprietà personale, con relativi atti notarili; inoltre possiede anche il blog che ne alimenta la partecipazione.

In conseguenza della scelta del mezzo di comunicazione, e quindi del target di seguaci, anche gli slogan elettorali sono diversi. Tasse e IMU sono la ricorrente tiritera di B.; lotta ai poteri forti (multinazionali, politici, giornalisti...) il ritornello di G..

Ma al di là dei temi specifici, la maniera per ottenere consenso popolare è perfettamente eguale per i due. Per prima cosa bisogna individuare uno o più nemici (non avversari politici!), esattamente come succede per le tifoserie di calcio, e su questi nemici concentrare l'attenzione dei seguaci, senza alcun rispetto per le reali necessità del paese e, spesso, per la verità.

Berlusconi ha come nemici preferiti i comunisti; la sola attribuzione del titolo di "comunista" è per lui un marchio di vergogna e assoluto disvalore, senza nessuna considerazione del fatto che quelli che lui taccia di comunismo siano effettivamente appartenenti a quell'area politica. I magistrati che lo condannano sono sempre e solo "comunisti", indipendentemente dal fatto che larghi settori della magistratura appartengono all'area della conservazione. Ma tant'è, quest'uomo sfortunato trova sempre magistrati di sinistra! Da notare, incidentalmente, che alcuni dei suoi più stretti amici e collaboratori sono stati effettivamente comunisti; per citarne solo alcuni: Bondi, Ferrara, per non parlare del suo grande amico Putin.

Grillo ha come suoi consueti nemici i politici, senza alcuna considerazione del valore e della moralità dei singoli; ma ogni tanto, (spesso, come fa anche B.), cambia radicalmente idea; come ha fatto con il Presidente della Repubblica, da cui "era rimasto molto favorevolmente colpito" dopo il suo primo colloquio in Quirinale e che ora vorrebbe mandare via.

Individuato il nemico poi bisogna individuare i temi su cui ottenere il consenso; si badi bene, non solo il consenso di larghe fasce della popolazione, ma anche quello di relativamente piccoli nuclei, purché molto attivi, decisi e con una spiccata tendenza alla mancanza di mediazione; ci penserà poi il battage mediatico a far accettare o, per lo meno, a non fare respingere le istanze di pochi dalla stragrande maggioranza della popolazione alla quali tali istanze non interessavano minimamente.

B. si batte contro le tasse, contando su un largo consenso, ma anche contro la magistratura: in questo caso prende due piccioni con una fava, poiché mentre difende se stesso acquista anche il consenso di strati della popolazione, non certo maggioritari ma parecchio arrabbiati, poiché dalla lentezza e dalla macchinosità della giustizia italiana sono stati danneggiati. G. Si scaglia contro la politica, che come tutti sappiamo ha un consenso bassissimo nel paese, ma anche contro la TAV (vedete a tal proposito Eurinome Nimbya: il paese degli immobilisti - la Torino Lione) che certamente interessava prima solo ad una minoranza degli Italiani; minoranza, però molto agguerrita e decisa.

Non voglio andare oltre a notare le analogie dei comportamenti dei due, anche perché comincio ad avere l'impressione che, tutto sommato, tali comportamenti siano comuni, non solo al giorno d'oggi, a molti leader. Basta pensare a Hitler, che trovava nemici in continuazione per consolidare il suo potere, con ciò causando la Shoah, la guerra mondiale e, come ultima conseguenza, enormi lutti e danni al proprio popolo. Quello che voglio ora mettere in evidenza è che la democrazia ha messo in moto dei meccanismi di consenso che certamente non aiutano la convivenza civile, ma neppure il benessere delle popolazioni.

La mancanza attuale di forti motivazioni ideologiche nella popolazione consente con facilità di mettere in atto i meccanismi di consenso sopra descritti; ma, mi ripeto ancora una volta, l'assenza di una forte e decisa classe dirigente che si opponga a tale andazzo e elabori piani strategici e convinca maggioranza dell'importanza della coesione civile, dei corretti comportamenti per un sano ed ordinato sviluppo, di un insieme di norme (leggi) condivise e rispettate è la principale causa del degrado che stiamo vivendo.

Pietro Immordino

 

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