Moncalieri, 25 ottobre2016

Giù le mani 2

Qualche anno fa mi ero espresso chiaramente sul tentativo di modifica alla Costituzione allora perpetrato (ved. Giù le mani ). Ora, in una situazione politica che può sembrare molto diversa, mi sono trovato assai più in difficoltà nell’esprimere gli stessi pareri netti di allora, anche se alla fine il mio pensiero non è cambiato.

Sul fatto che bisogna in qualche modo mettere mano ai meccanismi parlamentari non ho dubbi, ma mi sono chiesto perché mettere mano alla Costituzione, invece di effettuare una revisione delle procedure, semplificandole e rendendole più snelle. Inoltre, continuo ad avere qualche dubbio sul fatto che le attuali procedure e l’esistenza del bicameralismo perfetto siano un fattore di micidiale rallentamento nell’approvazione delle leggi: ricordo bene la velocità con cui il parlamento aveva approvato le leggi che stavano a cuore a Berlusconi, allora presidente del consiglio dei ministri (le cosiddette leggi ad personam).

I dubbi più forti che ancora mi attanagliano sono costituiti dal fatto che l’attuale classe politica non mi sembra all’altezza né moralmente né tecnicamente di potere mettere mano alla legge fondamentale dello stato, senza rischi di disastri. Non mi riferisco tanto ai possibili e probabili tentativi di ottenere dei vantaggi da parte di chi effettua i cambiamenti, quando alla capacità e all’interesse di avere una visione del problema onnicomprensiva e di lungo termine. La Costituzione non è una legge che può essere cambiata ad ogni cambio di governo, pena la disgregazione del senso comune di appartenenza della nazione, e questo richiede una formulazione dei cambiamenti proposti molto attenta ed accurata.

Già, attenzione ed accuratezza: io non sono ancora riuscito a capire come dovrebbe essere in effetti formato il senato e mi è sembrato che non ci siano idee molto chiare da parte di chi propone i cambiamenti. Io un’idea ce l’avrei avuta: abolire le regioni, e non le provincie, e fare eleggere dal popolo i senatori in funzione di rappresentanza delle regioni. Questo comporta una modifica costituzionale, che almeno avrebbe il grosso vantaggio di fare sparire la classe politica, quella regionale, che ha dato il peggio di sé in Italia. Le regioni sono troppo distanti dagli interessi veri dei cittadini per essere un vero strumento di soluzione dei problemi sociali: in Piemonte, ad esempio, Cuneo e Novara hanno gli stessi problemi?

Ohimè, quello che veramente mi ha convinto che toccare la Costituzione può essere un disastro è stata un’argomentazione di Giulio Tremonti. L’ex ministro del governo Berlusconi ha fatto una dichiarazione durante una trasmissione televisiva che credo sia fondamentale: le costituzioni si cambiano o con l’accordo di tutti o con una rivoluzione. Ora, sperando che non ci sia una rivoluzione in Italia, mi pare che l’affermazione che per cambiare la legge fondamentale dello stato ci voglia l’accordo se non di tutti, almeno di una parte molto larga dell’elettorato e della classe politica mi pare abbastanza logica. In assenza di una larga condivisione, la Costituzione diventa una qualunque legge dello stato, cambiabile a piacimento ad ogni cambio di governo.

Le modifiche proposte non hanno certo avuto un largo consenso né da parte della classe politica né da parte delle società civile; per questo basti pensare all’opposizione dell’Associazione Partigiani. Neppure il partito di Renzi ha dato in toto la sua adesione, con motivazioni varie e, probabilmente, qualche volta non molto limpide; ma, in ogni caso, non c’è una forte convergenza sui cambiamenti, che spesso vengono giudicate anche alla luce della proposta della nuova legge elettorale.

Affermare che una modifica alla Costituzione può essere buona o cattiva a seconda della legge elettorale che l’accompagna è una evidente ipocrisia. La legge elettorale è una legge normale e quindi può essere cambiata da ogni maggioranza in qualsiasi momento; tale cambiamento inficerebbe o renderebbe dannosa la modifica costituzionale approvata. L'accettazione del legame modifica alla costituzione-modifica alla legge elettorale mi sembra la cosa peggiore che abbia partorito la discussione sull’argomento.

Bene, anche se mi ha pesato non poco riconoscere l’assoluta fondatezza dell’argomentazione di Tremonti, alla fine non posso che ripetere: Giù le mani!

Pietro Immordino



 Torna a " L'angolo dello zio Pietro "

Torna a " L'angolo di nonno Pietro "

Torna a " La pagina iniziale